Girolamo Giliberti
TRE MINUTI PER PARLARE DI ETERNITA’

PER QUALE RAGIONE SIAMO SULLA TERRA?

 

Perché farci questa domanda?

In fondo possiamo vivere ugualmente senza porci questa domanda. Ci sono nella vita tali problemi ed interrogativi più degni della nostra attenzione e molto più immediati. Cosa  faremo da mangiare,come trascorrere la serata,ma quel ragazzo o quella ragazza che mi piace ci sta  o se ne frega di me. Dopo la scuola superiore che  cosa dovrò studiare. Abbiamo, in fondo, tanti problemi molto vicini a noi, alla nostra vita quotidiana, importanti e da risolvere subito e da cui dipende la nostra felicità, perché porsi problemi lontani dalla vita di tutti i giorni e che, tra l’altro, non possiamo risolvere, a cui non possiamo dare risposte certe?

Da dove veniamo, dove andiamo, perché siamo nati?

La nostra vita è , come diceva Petrolini, un pacco che l’ostetrica spedisce direttamente al becchino? Oppure siamo destinati a qualcosa di sconosciuto e immensamente più grande di noi .

Ma, pensiamoci bene perché dobbiamo arrovellarci a pensare alla vita eterna, alla morte al paradiso all’inferno? La vita non è più semplice se non ci pensiamo?

 

Diceva uno dei più grandi scrittori del 900, non credente, badate bene,  Leonardo Sciascia,  Il pensiero della morte e del fine ultimo è il pensiero stesso dell’uomo, non pensare a questi argomenti equivale a non pensare. Non pensare alla morte equivale dunque a non pensare.

Secondo la religione cattolica (ed altre religioni)la nostra vita è  un breve passaggio.

Raccontiamo un aneddoto  tratto dal Catechismo Olandese

In un paese nordico arrivarono alcuni monaci

cristiani, che parlavano di Gesù di Nazareth, predicavano e

tutti li seguivano. Allora il re volle sapere chi sono questi

uomini e che cosa dicono, perché non ne sapeva nulla. Chiamò i

suoi consiglieri e disse loro di indagare chi fossero quei tali

per dargli un parere. Uno dei saggi diede al re questa risposta:

Maestà, voi un giorno siete qui solo in questa stanza, con il

fuoco acceso, purché è inverno e c’è una grande tormenta di

neve. E’ notte e improvvisamente da una finestra aperta entra un

uccellino che stava scappando dalla tormenta e incomincia a

svolazzare per la stanza. Voi alzate lo sguardo dagli scritti:

vedete l’uccello fare cinque giri per la stanza e di nuovo

andarsene dalla finestra perdendosi nell’oscurità e nella

tormenta. Maestà: questo è l’uomo. La stanza riscaldata e

illuminata è la terra. Noi siamo l’uccellino. Veniamo dalla

tormenta dall’oscurità, senza sapere da dove veniamo. Stiamo

sulla terra alcuni anni e poi torniamo ad uscire nella notte

senza sapere dove andiamo. Non sappiamo né donde veniamo, né

dove andiamo. Se questi uomini ci possono spiegare questo, che

             essi siano i benvenuti.

                                                                                                                                                                                                                 segue…

TRE MINUTI PER PARLARE DI ETERNITA’- 2


Un piccolo aneddoto quello appena raccontato ma di valido aiuto, pur con tutti i limiti della semplificazione, per comprendere il valore ed il significato della vita terrena per la Bibbia e la fede cristiana in generale.

Infatti tutta la teologia Cristiana, forse, si può compendiare, con estrema semplificazione, nella seguente asserzione narrativa: 

C’era un uomo di nome Gesù,Nazareno, figlio del Dio di Abramo di Isacco e di Giacobbe , che un tempo  fu mandato da suo padre sulla terra.Visse umilmente aiutando suo padre terreno  nella bottega di carpentiere, ma crebbe  acquisendo una grande conoscenza delle Sacre Scritture di Israele.

Verso trent’anni lasciò la casa ed iniziò a spostarsi a piedi per le strade  della Palestina parlando nelle piazze, nelle sinagoghe e nei mercati del Regno di Dio  e diffondendo l’idea della vita eterna a cui tutti gli uomini sono destinati. A prova della verità delle sue parole compì svariati  miracoli e riuscì a farsi seguire da tantissima gente di tutti i ceti sociali e di tutte le culture.

Insegnava con l’autorità di un maestro di Israele e non si stancava di ripetere che il più grande comandamento divino è quello di amare Dio sopra ogni cosa ed il prossimo, cioè tutti gli uomini, come se  stessi.

Come prova finale della verità delle sue parole non si sottrasse ad accuse ingiuste e irragionevoli, al punto di accettare di essere condannato a morte senza difendersi.

Ma quello che è sorprendente e che spesso, purtroppo, è stato ed è tuttora trascurato(o peggio a volte snobbato) anche dalle persone che si ritengono buoni  cristiani, è proprio quello che avvenne subito dopo la sua morte.

Fu dunque crocifisso col supplizio più efferato conosciuto dai romani che dominavano allora quelle terre. I sacerdoti del Tempio di Gerusalemme, casta privilegiata e senza scrupoli, connivente col dominatore, lo consegnarono al  procuratore Ponzio Pilato chiedendo di condannare a morte Gesù di Nazareth.

Pilato interrogò il detenuto e non trovò in lui alcuna colpa, forse era animato da sentimenti di giustizia, magari aveva fatto studi di filosofia ed era alla ricerca della verità. Infatti chiese a Gesù, di cui aveva intuito la levatura morale ed il carisma:

“Cos’è  mai la Verità Gesù di Nazateth”?

Gesù sofferente per la recente flagellazione, rispose senza parlare guardandolo intensamente  negli occhi.

“Sono io la Verità, io che  diffondo parole di vita eterna e parlo del regno dei cieli, e vorrei che gli uomini capissero  che spesso vanno inseguendo illusioni di verità in questo mondo”!

                                                                                       …segue